Il latte é uno degli alimenti a cui molte persone, tra cui molti bambini, reagiscono in modo intollerante. Eppure, come scritto nel libro: “Il Potere Farmacologico degli Alimenti” di D. Arcari Morini, A. D’Eugenio e F. Aufiero, il latte costituisce l’alimento primordiale per eccellenza di tutti i mammiferi: il neonato aumenta il peso corporeo e la struttura nutrendosi esclusivamente di latte. Da quest’ultimo, specie se naturale, intero e fresco, l’organismo riceve anche una fondamentale informazione energetica.
E’ un alimento completo perché contiene proteine, glucidi, lipidi, vitamine liposolubili (A, K, E e soprattutto D), vitamine idrosolubili (gruppo B, riboflavina, acido pantotenico), e sali minerali (potassio, fosforo, sodio).
Le proteine del latte sono fra le più assimilabili e digeribili e le sieroproteine contengono tutti gli aminoacidi essenziali. I glicidi facilitano l’assorbimento del calcio a livello dell’intestino tenue e del colon, inducono lo sviluppo della microflora lattica che determina una fermentazione acida e il galattosio che è molto importante perché si trova in tutte le cellule, soprattutto nel tessuto nervoso (in particolare la mielina). I lipidi facilitano molto la digeribilità.
La serotonina, ma anche il calcio, riequilibrano il sistema nervoso.
Il FEGATO giova degli zuccheri e dell’acqua contenuti nel latte per le sue operazioni biochimiche.
I RENI non vengono impropriamente sollecitati, essendo un alimento ancestrale per eccellenza con una quota proteica senza scorie azotate e dotato di una spiccata azione diuretica.
Il PANCREAS non viene sovraccaricato in quanto i suoi glicidi sono mediati da una quota proteica e soprattutto da una componente in grassi che frena il metabolismo degli zuccheri;
Il sistema MUSCOLARE viene sostenuto.
L’apparato CARDIOVASCOLARE giova degli zuccheri e dell’equilibrio fisiologico tra calcio e potassio.
Giova al sistema NERVOSO dato che svolge un effetto sedativo attraverso il suo contenuto di serotonina.
Anche la Dr.ssa Clark parlava dei benefici di questo nutriente completo, specialmente in relazione alle OSSA, visto che necessitano di molto calcio che ricevono solo in concomitanza con la vitamina D, ambedue contenuti anche nel latte.
Perciò il latte è un vero e proprio tessuto, la cui composizione risulta completa ed equilibrata. I suoi grassi sono inglobati all’interno degli altri componenti e veicolano tutte le microsostanze in armonico equilibrio. Per questo motivo è l’alimento più adatto negli organismi in crescita, ma anche nell’età avanzata.
Perciò, tornando alla frase iniziale di questa considerazione, come mai molte persone reagiscono in modo intollerante a questo alimento così importante?
Quando le mucche vagavano nei prati di erba e fiori, producevano una moderata quantità di latte, una moderata quantità di letame e di denaro e una grande quantità di salute nei bambini in crescita. Le allergie e i disturbi non erano rampanti.
Ma ora le mucche vengono alimentate con cibo a loro non naturale (soia, lievito madre, carboidrati) per aumentare la produzione di latte. Questo porta anche a loro la immunodepressione, mastiti ricorrenti e un incremento di parassitismo. Hanno anche più problemi digestivi per via del cibo innaturale che sono costrette a mangiare e così hanno anche più allergeni fenolici.
Quando le mucche venivano munte a mano, si poteva subito vedere la più piccola sporcizia e rimuoverla. Ora le mungitrici coprono la sporcizia, traumatizzano la mammella, e portano ad una maggiore incidenza di vacche infettate dallo stafilococco, il tutto risolto con un uso maggiore di antibiotici.
Per i motivi citati sopra e menzionati nei suoi libri, la Dr.ssa Clark aveva trovato nel latte vaccino sostanze allergeniche come l’acido clorogenico e l’acido gallico, probabilmente a causa del mangime utilizzato, perché il latte di capra non li contengono (le capre rifiutano il mangime lavorato come “razioni” e “integratori”). Il latte di mucca e i formaggi contengono sempre uova e stadi larvali del trematode pancreatico.
Inoltre come menziona ancora il libro “Il Potere Farmacologico degli Alimenti”, un altro motivo importante per cui si reagisce allergicamente al latte vaccino è costituito da un errore frequente nel passaggio dal latte materno a quello vaccino al momento dello svezzamento. Infatti, l’intestino del neonato, biologicamente predisposto a riconoscere come proprio solo il latte della madre non è in grado di difendersi efficacemente da un alimento (proposto in modo improvviso e spesso ad alti dosaggi) simile nella struttura e composizione di base, ma eterologo e profondamente diverso dal punto di visto genetico e molecolare.
Come se non bastasse, il latte intero fresco disponibile sul mercato è in realtà un miscuglio di latti provenienti da mucche geneticamente differenti, da allevamenti diversi e non di rado, da zone geografiche distanti anche migliaia di chilometri dal luogo di consumo. Se a tutto questo si aggiunge il fatto che nel latte possono essere presenti residui metabolici di integratori, ormoni, antibiotici e antimicotici, é comprensibile l’aumento preoccupante di patologie allergiche nella prima infanzia.
Sia gli autori del libro citato, che la Dr.ssa Clark, concordano sul fatto che passare al latte di capra è una soluzione intelligente per ridurre gli allergeni ottenuti dal latte di mucca. Inoltre il latte di capra ha più lattosio e perciò può essere rapidamente digerito.
Concordano anche sul fatto che se si beve un “buon” latte vaccino, non va bevuto a litri, sono sufficienti da 200 a 250 ml, visto che un quarto di litro contiene 1 gr di calcio utilizzabile. Di questi il corpo ne assorbe da 250 a 400 mg circa. Il resto viene secreto ed eliminato.