Le decisioni del medico in merito alle prescrizioni dei farmaci, potrebbero basarsi su articoli revisionati dai loro colleghi credendo di basarsi su fatti certi – ma spesso è soltanto il risultato di una strategia di marketing di “Big Pharma”.
Questo è stato scoperto nel 2009 quando il New York Times e The Public Library of Science(PLoS) ha ottenuto l’accesso ai documenti utilizzati in un procedimento giudiziario presentato da più di 14.000 querelanti che avevano sviluppato il cancro al seno durante l’assunzione del farmaco Pempro per la menopausa.. Trovate l’articolo per intero qui: (inglese):
https://www.nytimes.com/2009/08/05/health/research/05ghost.html
Per riassumere :
Il farmaco è stato prodotto dalla società farmaceutica Wyeth (ora acquistata da Phizer). Wyeth ingaggiò una società di marketing chiamata DesignWrite per produrre articoli e sollecitare medici rinomati a firmare questi articoli come se ne fossero gli autori.
Secondo un rapporto di PLoS Medicine, la terapia ormonale iniziò nel 1942. Fu allora che il farmaco Premarin (precursore del Pempro) divenne il primo trattamento riconosciuto per le vampate dal Food and Drug Administration. Sforzi promozionali implicavano che l’estrogeno potesse preservare la giovinezza e la salute. Dal 1970 i medici, con l’impressione errata che la menopausa fosse una malattia endocrina simile all’ipotiroidismo, prescrivevano estrogeni a milioni di donne asintomatiche. Nel 1975 l’incidenza di tumore dell’endometrio nelle donne che stavano utilizzando estrogeni era aumentato dell’ 800%.
Il progestinico è stato aggiunto alla terapia ormonale sostitutiva per contrastare il tumore dell’endometrio. Questo è stato pubblicizzato negli anni ‘90 come prevenzione per le malattie cardiovascolari, osteoporosi, morbo di Alzheimer, cancro al colon, perdita dei denti e la degenerazione maculare. Tuttavia, entro il 2002 studi hanno dimostrato che la terapia ormonale non solo non è riuscita a prevenire le malattie cardiovascolari ma ha aumentato il rischio di cancro al seno, ictus, demenza e incontinenza.
Eppure, nonostante dati contrari scientifici inappellabili, molti ginecologi continuano a credere che i benefici della terapia ormonale superino i rischi.
PLoS scrive che in modo da promuovere i prodotti Premarin, Wyeth, tra il 1996 (quando Prempro iniziò ad essere commercializzato) e il 2004, lavorò con diverse società di formazione medica e di comunicazione – ma soprattutto con DesignWrite. Nelle sue comunicazioni con la Wyeth, DesignWrite osservò che “La ricerca dimostra grande fiducia in articoli medici per informazioni credibili del prodotto.” DesignWrite raccomandò mini recensioni, casi clinici, lettere editoriali, lettere e commenti per promuovere Premarin.
DesignWrite suggerì articoli brevi pubblicati velocemente, in modo da diffondere efficacemente informazioni importanti sotto un profilo terapeutico nelle mani di medici influenti. DesignWrite spiegò che avrebbe aiutato Wyeth a decidere quali dati presentare, quali “autori” assumere, quali riviste scegliere, quali estratti e poster per congressi medici scegliere e come posizionare il prodotto appropriato in modo da influenzare gli abbonati”.
DesignWrite quindi redasse gli articoli – presentando il farmaco sotto la miglior luce possibile – e li trasmise ai medici per la revisione. Il medico che revisionava l’articolo diventava ”l’autore”. PLoS Medicine segnala che non vi è alcuna prova che gli “autori” sono stati pagati per l’utilizzo del loro nome e a quanto pare gli autori non hanno fatto niente altro che leggere l’articolo e di tanto in tanto fare una proposta di modifica.
E ‘illegale promuovere un farmaco per un uso diverso da quello approvato dalla FDA. Ma, articoli in riviste mediche, newsletter e giornali non sono considerati promozionali e la FDA li considera libertà di parola e non vengono perciò regolati.
PLoS Medicine scrive che, in assenza di dati (o in presenza di dati negativi per gli obiettivi di marketing), articoli di recensione su riviste mediche sono veicoli fondamentali per favorirne l’uso, promuovendo i benefici non provati e minimizzando gli effetti nocivi. In altre parole, Big Pharma può dire ciò che vuole sui benefici di un farmaco o ignorare completamente gli effetti collaterali dannosi noti, finché questi articoli si trovano nelle riviste, newsletter e giornali medici.